3 Fragen an Bruno Angeli, Fahrradjournalist und FBZ-Mitglied

Biografische Angaben. Bruno Angeli, geboren 1967 in Walenstadt (SG). 1984 bis 1988 Berufsausbildung zum Typografen. Danach einige Jahre auf dem gelernten Beruf tätig. Seit der Ausbildungszeit im Nebenberuf Fahrradjournalist. 1992 bis 1994 Redaktor in Festanstellung beim Schweizer Bike Magazin. 1995 bis 1997 Chefredaktor beim Schweizer Bike Magazin und Verleger. Seither diverse Tätigkeiten in der Verlagsbranche. Seit Februar 2005: Freier Journalist, Layouter/Gestalter und Konzepter. Herausgeber der VeloCity-Guide-Reihe.

FBZ: In deiner Arbeit verbindest du Journalismus mit allem rund ums Velo. Warum Zweiräder und nicht Autos? 

Bruno Angeli: Darauf möchte ich mit einem Zitat von H. G. Wells antworten: «Wenn ich einen Erwachsenen auf einem Fahrrad sehe, ist mir um die Zukunft der Menschheit nicht mehr Bange.» Zudem: Das Leben ist zu Kurz, um sich mit Autos zu beschäftigen. Das Auto (mit Verbrennungsmotor) ist im Vergleich zum Velo schon lange ein Auslaufmodell und schafft nur Probleme (Umweltschäden, Personenschäden, Platz).

Woher kommt deine Begeisterung fürs Velo?

Ich war schon als Kind ein Rennvelofan und fuhr später selber auch Strassenrennen. Ich machte dann eine Schriftsetzerlehre. Schon während dieser Zeit begann ich über das Velo – zunächst in der Regionalzeitung zu unserem Veloverein – zu schreiben.

Welcher Song würdigt das Velo am besten, warum?

Es gibt viele Velosongs. Einer meiner liebsten und schönsten Titel heisst: « Il Bandito e il Campione » von Franceso De Gregori. Im Song geht es um eine wahre Geschichte. Sie handelt von der Jugendfreundschaft zwischen Constante Girardengo und dem später zum Banditen gewordenen Sante Pollastri. Beide liebten es, als Jugendliche Velo zu fahren. Girardengo wurde denn auch ein weltbekannter Rennradfahrer (Girogewinner), der andere geriet in Vergessenheit.

Hier der Lied-Text:

Due ragazzi del borgo cresciuti troppo in fretta
un’unica passione per la bicicletta
un incrocio di destini in una strana storia
di cui nei giorni nostri si è persa la memoria
una storia d’altri tempi, di prima del motore
quando si correva per rabbia o per amore
ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce
e chi sarà il campione già si capisce
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è dietro a quella curva, è sempre più distante.
E dietro alla curva del tempo che vola
c’è Sante in bicicletta e in mano ha una pistola
se di notte è inseguito spara e centra ogni fanale
Sante il bandito ha una mira eccezionale
e lo sanno le banche e lo sa la questura
Sante il bandito mette proprio paura
e non servono le taglie e non basta il coraggio
Sante il bandito ha troppo vantaggio.
Fu antica miseria o un torto subito
a fare del ragazzo un feroce bandito
ma al proprio destino nessuno gli sfugge
cercavi giustizia ma trovasti la Legge.
Ma un bravo poliziotto che sa fare il mio mestiere
sa che ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere
e ti fece cadere la tua grande passione
di aspettare l’arrivo dell’amico campione
quel traguardo volante ti vide in manette
brillavano al sole come due biciclette
Sante Pollastri il tuo Giro è finito
e già si racconta che qualcuno ha tradito.
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è sempre più lontano, è sempre più distante
sempre più lontano, sempre più distante…
Vai Girardengo, non si vede più Sante
Sempre più lontano, sempre più distante…

 

Publiziert am 24. Juni 2017 / FBZ.